
“Ausugum” era il nome che in origine era stato assegnato alla Valsugana (I° sec. A.C. - I° sec. D.C.), successivamente modificato il “Burgum Asburgi” nel V° sec. D.C., è stato modificato definitivamente nel 1184 in “Vallis Ausugana”.
La Valsugana, il cui significato è “Valle del Borgo”, si suddivide in due parti : la Bassa Valsugana o Valsugana Orientale (feltrina) e l’Alta Valsugana o Valsugana Occidentale (trentina). Il punto di divisione tra Alta e Bassa Valsugana è la chiesetta di San Desiderio tra i masi di Novaledo e Campiello (in origine Campolongo) che era in passato il confine del principato vescovile di Trento.Ha una posizione di strategica comunicazione tra la pianura veneta e il mare; fin dall'antichità infatti era attraversata da vie commerciali e militari, come testimoniano la Torre Quadra e la Torre Tonda, ruderi d’età romana. Molto interessanti sono i tesori artistici della Valsugana come i castelli, tra i quali Castel Pergine, edificato nel XVI secolo per volere di Massimiliano I, a controllo di un'area di transito quale era la via Claudia Augusta Altinate; oppure Castel Selva, oggi in rovina, o Castel Telvana che si trova nella zona di Borgo Valsugana dal quale si gode un bellissimo panorama sulla valle.
All'epoca preistorica risale il sito archeologico dei Montesei di Serso che testimonia la presenza umana in queste aree intorno al 1800 aC. La celebre via romana Claudia Augusta, invece, fu costruita tra il 41 ed il 54 dC, sotto l'Imperatore Claudio, e collegava Altino (nei pressi di Venezia) e Donauworth, sul Danubio, 517 chilometri più a nord, ai margini dell'Impero. Importante via di collegamento, questa valle è stata contesa per secoli da vari signori ed è stata quindi sede di battaglie anche cruente. Scontri cruenti si verificarono, in particolare, tra i vescovi di Trento e Feltre finchè l'Imperatore Corrado II, nel 1027, fissò ed impose un confine in prossimità di Novaledo. Nei decenni successivi si susseguirono le dominazioni dei dalla Scala di Verona, i Camino di Treviso, i Conti del Tirolo, i Carrara di Padova, i Duchi d'Austria, i Visconti di Milano ed i Veneziani. Nel 1413 la Valsugana divenne territorio dei Conti del Tirolo e seguì poi le sorti del Trentino. Nel 1525 la valle prese parte alla guerra rustica, una rivolta contadina contro il principato vescovile di Trento.
Occupata dalle truppe napoleoniche, tra il 1805 e 1810 fece parte del governo bavarese mentre fino al 1814 fu parte del Regno Italico. Con la Restaurazione ritornò sotto la Corona Austroungarica ed intraprese uno sviluppo turistico incentrato sugli stabilimenti termali di Roncegno, Levico e Vetriolo. Lo sviluppo fu così significativo che nel 1894 l'Imperatore Francesco Giuseppe elevò Levico a Città per merito turistico. Nonostante lo sviluppo economico, molti valsuganotti emigrarono verso Svizzera, Jugoslavia, Austria ed anche nelle Americhe.Durissimo fu il bilancio delle due Guerre Mondiali: tra il '14 ed il '18 la valle fu prossima alla linea di fronte e Pergine Valsugana era l'ultimo abitato in territorio austriaco, mentre nella Seconda Guerra Mondiale Levico fu sede di un comando generale tedesco: i tedeschi infatti requisirono numerosi alberghi per fissarvi il comando operativo delle azioni di guerra nelle province di Padova, Vicenza e Trento.
Attivi furono anche i partigiani soprattutto nel Tesino, collegati con quelli del Grappa e del Cismon. La Prima Guerra Mondiale ha lasciato alcuni forti, interessanti esempi di architettura militare dell'epoca ed ora lambiti dal Sentiero della Pace, una lunga traccia che disegnato sulla linea del fronte porta dallo Stelvio alla Marmolada. Il forte Tenna (metri 608) sorge sulla collina omonima che separa Levico da Caldonazzo ed è il punto di chiusura della tenaglia della Valsugana, secondo il solito schema difensivo austriaco.
Da questo forte si controllava anche la piana sino a Caldonazzo e le vie verso le fortificazioni di Lavarone e sull'altopiano di Vezzena. Il Forte Col de le Bene (metri 660) è in cima all'omonimo colle, in posizione di dominio sul Lago di Levico, e servì data la collocazione come osservatorio e deposito. E' un'opera gemella al Forte di Tenna e da esso si dipartiva una linea di trincee, servita da mulattiera, che risaliva sino alla Busa Granda, a 1550 metri. A 1177 metri di quota sorge il Forte Belvedere, molto significativo dal punto di vista dell'architettura militare austriaca, ed ebbe il compito di controllare la Val d'Astico. Compito che deve aver assolto bene se il motto che animava i corpi militari al suo interno era "a Trento basto io". Ora è sede di un museo in cui sono custoditi reperti bellici ed anche testimonianze di costruzioni accessorie come la stazione elettrica e telefonica o il deposito dell'acqua. Più in alto, a 1908 metri, svetta il Forte di Cima Vezzena, l' occhio degli altipiani" costruito tra il 1907 ed il 1915 ed armato con artigliera leggera e mitragliette. Sull'Altopiano di Vezzena sorge anche il Forte Busa Verle che, con Campo di Luserna e Belvedere di Lavarone, costituiva la più avanzata linea difensiva austriaca in Italia. Fu pesantemente bombardato e acquisì un ruolo più significativo con la Strafexpedition, la spedizione punitiva che gli Austriaci lanciarono sugli italiani.





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